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Sviluppo dell’economia circolare: il ruolo strategico del riciclo delle terre rare nel Lazio

Nel contesto della transizione ecologica e digitale, le terre rare rappresentano un elemento essenziale per numerosi settori industriali, tra cui l’elettronica, le energie rinnovabili e la mobilità elettrica. La crescente domanda di tali materiali, unita alla forte dipendenza europea dalle importazioni — in larga parte provenienti dalla Cina — rende prioritario lo sviluppo di filiere autonome e sostenibili.

In questo scenario si inserisce la realizzazione, nel Lazio, di un innovativo impianto dedicato al recupero delle terre rare, con particolare riferimento a elementi strategici come neodimio, praseodimio e disprosio. L’iniziativa si fonda sui principi dell’economia circolare e punta a valorizzare i rifiuti elettronici (RAEE), trasformandoli in una risorsa per il sistema produttivo.

Il progetto si distingue per l’impiego di tecnologie avanzate, tra cui processi idrometallurgici a basso impatto ambientale, capaci di estrarre e purificare materiali critici con elevati standard di efficienza. Università degli Studi dell’Aquila ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo di tali soluzioni innovative, contribuendo alla definizione di modelli replicabili su scala industriale.

L’impianto si configura inoltre come un’infrastruttura strategica per la sicurezza economica europea. Attualmente, infatti, circa il 98% delle terre rare utilizzate in Europa è importato, evidenziando una significativa vulnerabilità geopolitica. 

L’obiettivo di lungo periodo è la creazione di una filiera integrata, capace di coniugare sostenibilità ambientale, competitività industriale e autonomia strategica. In tale prospettiva, il progetto contribuisce a rafforzare la posizione dell’Italia nel quadro delle politiche europee sulle materie prime critiche, in linea con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act.